Visualizzazione post con etichetta avventura. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta avventura. Mostra tutti i post

mercoledì 18 gennaio 2012

Buon compleviaggio

365 giorni di viaggio, un anno per andare fino agli antipodi e tornare indietro. Italia, Nuova Zelanda, Australia, Bali, Sumatra, Malesia, Filippine, Malesia, Java, Singapore, Tailandia, Laos, Cambogia, Tailandia, Italia.

Ho una manciata di ricordi degli ultimi mesi che mi vengono in mente.

Ho il ricordo spiacevole di chi, nonostante i miei sforzi di comunicare, ha saputo soltanto dirmi "ma quanti soldi hai!".

Ho il ricordo della mia testa persa nei pensieri e all'improvviso la percezione del freddo, il vento ruvido sulla pelle, il rumore della barca sul Mekong, gli occhi che ritornavano al fiume...
Non mi sono mosso, ho ascoltato quel vento freddo e doloroso che mi ha riportato al presente parlarmi di vita.

Ho il ricordo degli occhi obliqui di Srey scrutare a lungo i miei, forse cercare un linguaggio per trovare l'amore dopo una notte di follia a Siem Reap.

Ho il ricordo degli occhi annacquati di chi mi ha mentito per rubarmi dei soldi.

Ho il ricordo di una notte calda di Bangkok in compagnia di Paolo e una telefonata intercontinentale con il Costarica a decidere di quell'illusione chiamata futuro.

Ho il ricordo delle lacrime calde di Sachiko all'aeroporto.

Se credessi nella fortuna mi chiamerei fortunato. Ma credo solo nelle scelte, nel desiderio custodito con saggezza e disciplina, nel presente. Credo chel Dio che vive dentro noi, che si esprime ogni qual volta faccio silenzio nella mente.

Credo che l'amore sia lasciare all'altro lo spazio di essere quello che é, e quindi nel non giudizio. Credo quindi che i concetti di Bene e Male siano strumenti che la mente utilizza per classificare il mondo, per dividere l'Unità in tante piccole scatole e rinunciare alla fatica di percepire e accettare la realtà così come la realtà é.

Avrei tante cose da raccontare ma non ho tempo.
Il momento presente reclama tutta la mia attenzione, come un figlio appena nato che urla per avere i miei occhi, le mie mani.

Non ho tempo per ricordare e non ho tempo per sognare. Ho solo questo attimo per vivere, eterno e unico, tutto il resto non è che illusione.

L'Australasian muore qui ma, in realtà, chiude soltanto gli occhi, prende fiato e si tuffa in una nuova avventura dall'altra parte del mondo.

Tenerife. Ora.

Happy travelday

365 days of travel, a year to go to the antipodes and back. Italy, New Zealand, Australia, Bali, Sumatra, Malaysia, Philippines, Malaysia, Java, Singapore, Thailand, Laos, Cambodia, Thailand, Italy.

I have a handful of memories of the past few months that come to mind.

I have the unpleasant memory of those who, despite my efforts to communicate, has only been able to say "but how much money you have.".

I have the memory of my head lost in its the thoughts and suddenly the perception of cold, the rough wind on the skin, the sound of the boat on the Mekong, the eyes returning to the river ...
I did not move, I heard the wind cold and painful that brought me to the present talk to me about life.

I have the memory of the slanted Srey's eyes looking at my eyes for a long time, maybe look for a language to find love after a crazy night in Siem Reap.

I remember the watery eyes of those who lied to me to steal me some money.

I have the memory of a hot night in Bangkok in the company of Paolo and a telephone call with Costa Rica to decide of that illusion called future.

I remember the Sachiko's hot tears at the airport.

If I believed in luck I'd call me lucky. But I only believe in the choices, in the desire guarded with wisdom and discipline, in the present. I believe in that God who lives within us, who is expressed whenever I do silence in the mind.

I believe that love is leaving another space to be what it is, and then in non-judgment. So I think that the concepts of Good and Evil are tools that the mind uses to classify the world, to divide the Unit into little boxes and abandon the effort to perceive and accept reality as it is..

I have so much to tell but I have no time.
The present moment demands all my attention, like a newborn child who screams to get my eyes, my hands.

I have no time to remember and I have no time to dream. I have just this moment to live, one and eternal, everything else is just illusion.

The Australasian dies here but, in reality, it just closes his eyes, takes a breath and dives into a new adventure across the world.

Tenerife. Right now.

mercoledì 26 ottobre 2011

Fratello Vento

Credo di essere imparentato con il vento. Quando mi fermo, mi stabilizzo in una situazione, perdo energia come un secchio d’acqua con un buco da un centimetro sotto. Quando mi muovo, quando riparto con tutti i miei 20 chili e passa sulle spalle, quando guardo il mondo scorrere indietro dal finestrino di un treno, sono così carico che non sono sicuro se sono io che sto muovendo il treno o è il treno che sta portando me.

Mi chiedo se è sempre stato così. Se lo è, che vita ho vissuto fino a un anno fa ? E se non lo è, da cosa sto fuggendo, o cosa sto inseguendo ? In realtà ho sempre corso molto. Sempre. Nella mia vita gli ultimi spazi vuoti risalgono a miei primissimi anni di vita in via Buonarrotti, quando il mio cuore non conosceva l’angoscia della solitudine e non si spaventava davanti all’immensità del silenzio.
Dall’asilo in poi ho conosciuto la confusione, la rabbia, la paura, l’umiliazione, e non mi hanno più lasciato. Sono costantemente in trattativa con loro per conquistare una manciata di benessere, per gustare la vita. Ricordo le 21 riunioni in 20 giorni negli anni dell’università, le corse in moto da un attività a un'altra, e le ultime recenti domande sul perché stavo rischiando continuamente la vita per arrivare in orario ad appuntamenti che la vita non mi cambieranno. Rallentare. Consapevolmente. Prendere fiato, guardarsi intorno, capire perché sto facendo quello che sto facendo.



Sarò eretico ma comincio a credere che il momento in cui un maschio può essere vicino alla verità è dopo aver fatto l’amore in maniera soddisfacente, aver dormito profondamente qualche ora, essere sceso in strada, aver mangiato una buona pizza in un ambiente confortevole con gli amici. Ecco, quello è il momento della verità, quando i bisogni primari sono tutti soddisfatti. Quali sono i colori del mondo in quel momento ? Quali luci ? Cosa vuoi ? Cosa senti ?



Purtroppo devo confessare che ho avuto ben pochi di questi momenti, ho troppo spesso lasciato che qualcuno venisse a rompermi i coglioni, oppure ho creduto di dover essere responsabile di un altrui felicità. Il risultato è che tutti questi qualcuno adesso sono fisicamente e spiritualmente dall’altra parte del mondo, a laurearsi, a compiangersi, a fare non so cosa. Ma di quei rari momenti che mi sono concesso ho un ricordo favoloso, ho il ricordo di una felicità cristallina, semplice, di non avere veramente più bisogno di niente, nemmeno del desiderio del desiderio, semplicemente stare così, respirare, osservare la bellezza che abbiamo intorno.

Ripeto. Sarò eretico, ma temo che questa storia dell’amore romantico abbia poco a che fare con l’amore e molto con l’aspetto ormonale. Togli quello o mettiti in uno stato post-orgasmico, e vedrai come le quotazioni di un bicchiere di birra con gli amici schizzano alle stelle. E per fortuna. Non dobbiamo amare anche i nostri nemici ? L’affettività non si può esaurire all’interno del solo rapporto di coppia.

D’altra parte, nemmeno mi sembra naturale ignorare la spinta vitale che fa instancabilmente collidere uomini e donne. La spinta vitale non è una cosa da poco. E’, appunto, la Vita, quella sostanza in cui siamo immersi che religioni, media, società tentano di codificare per noi (con intenzioni più o meno oneste) e che ci chiama a rispondere instancabilmente.

Nel luogo del mondo dove mi trovo ora, ad esempio, i contatti fra uomini e donne sono relativamente proibiti prima del matrimonio. Ieri ho passato la serata con una coppia che si sposerà in fra 3 mesi e non c’è stato abbraccio, non c’è stato un bacio tra di loro, soltanto qualche fugace carezza sui capelli rubata in auto, al riparo da occhi indiscreti. Non ho capito esattamente cosa succede in caso di un figlio fuori dal matrimonio; in ogni caso è una tragedia.
In altre parti del mondo, non so se esagero ma la mia sensazione è che un figlio all’interno del matrimonio sia più vicino all’eccezione che alla regola. In entrambi i casi, famiglie allargate si prendono cura dei figli. Dove esistono forti schemi culturali le persone rispondono a quegli schemi, dove non esistono si risponde con la soddisfazione dei bisogni primari.

Nel mondo occidentale è parecchio che assistiamo a un risveglio culturale che porta alla critica dei vecchi schemi, che resistono per tempo che va via via diminuendo. Chi detiene il potere reagisce creando nuovi schemi che vanno a sostituire quelli precedenti, sempre più sofisticati e imbriglianti e, possibilmente, globali. Il cristianesimo, lento a creare nuovi schemi sta perdendo velocemente potere in occidente, il buddismo, più elastico e dinamico, ne sta acquisendo. I media diventano sempre più strategici. La critica è indirizzata verso il vecchio schema e verso chi non accetta il nuovo schema. Ognuno di voi mi dirà che non è così ma in realtà i media orientano le nostre scelte come i fiori si orientano verso la luce. La televisione è ancora il canale per eccellenza, i giornali perdono e il vero campo di battaglia ora è internet. Google, Facebook, Wikipedia, Wikileaks… niente è come sembra, niente è facile da decifrare ma c’è ancora abbastanza spazio per capire. Per essere consapevoli.

Cosa sto facendo ? Perché lo sto facendo ? Come mi sento ? Lo voglio davvero o mi sento obbligato ? Perché mi sento obbligato ? Qual è il bene per me in quello che sto facendo ? Posso farlo in un altro modo ? C’è un’altra via ?



Sono alcune delle domande che vorrei pormi ogni giorno, almeno una volta la settimana, ma è dura essere onesti con sé stessi, è più facile mettersi in coda e seguire il flusso. Il fatto è che il flusso mi porta dove vuole qualcun altro e quel dono specialissimo, unico e irripetibile che mi è stato fatto, che è la Vita, in questo modo lo chiudo in un cassetto. Ho questo dono incredibile, tutto da sperimentare, da mettere in gioco, da capire come funziona, e limitato nel tempo. Voglio usarlo.

Negli ultimi dieci giorni mi sono mischiato ad alcune famiglie dalle parti di Tangerang, 2 ore di traffico da Jakarta, Indonesia. Ho dormito dove è capitato, ho provato tutti i possibili cibi locali, sono stato male, c’ho provato inutilmente, ho avuto lunghe e profonde e accese discussioni, ho giocato con i bambini, ho cucinato italiano, ho speso molte ore in mezzo al traffico, ho avuto 2 colloqui skype con un’azienda di Hong Kong e fatto un provino per una televisione locale. Ho studiato la cultura locale, il tipo di comunicazione che viene propinata a menti assetate di riferimenti. Ho dovuto rinunciare alla carta igienica. Ho sognato la cucina di mia madre. E non ho avuto spesso internet, ma lunghi tempo di attesa, a volte da solo, spesso circondato da persone che non parlano nessuna lingua da me conosciuta. In questo modo mi è stata concessa l’opportunità di scrivere queste riflessioni. Tutto è dono, basta vederlo.



venerdì 7 ottobre 2011

A caccia di lavoro. A Kuala lumpur.

Sto cercando lavoro in Malesia, Singapore, Filippine e Hong kong. Adesso perfino in Tailandia e in Indonesia. Non è facile per il solito discorso del visto ma conto di trovare qualcosa. Sarebbe un modo per me di fare una nuova esperienza, rimpinguare CV, portafogli, migliorare l'inglese, conoscere veramente questi paesi. Di sicuro sto avendo l'esperienza nell'immigrato.
Nel frattempo cerco di stare aperto al fiume della vita, senza chiudermi in questa visione, magari ce n'è un’altra bellissima davanti a me che ancora non riesco a vedere. La vita di Steve Jobs, che è mancato qualche giorno fa, ce l’ insegna.
Il fatto è che alla vita non piacciono le soluzioni facili, come a teatro lei preferisce quelle che tu non avresti voluto, perché è lì che dai il meglio di te stesso, è lì che tiri fuori quella parte di te che avevi lasciato marcire nella prigione delle tue abitudini. Voglio dire, la mia soluzione mi sembra già abbastanza difficile ma la vera domanda è se questo è veramente quello che voglio fare. Se lo è, non ci sarà visto che tenga, se non lo è dovrò scoprire qual è la via. Scoprirlo dentro di me.



Quest’estate, dopo tanto tempo, c’è stato qualche movimento, qualche bagliore a livello sentimentale. Se in quanto a eventi romantici non ho tantissimo da raccontare, dentro mi si sono spostate le montagne. Adesso ho da fare i conti con desiderio di vivere, di stabilizzarsi in una relazione che è ben presente e contemporaneamente so che continuerò a muovermi. E’ la solita tentazione di rifugiarsi nelle sicurezze, di voler cercare di mettere in banca qualcosa che si è acquisito, un corpo caldo da abbracciare nella notte, il frigo pieno, uno stipendio sicuro.
Io voglio continuare a credere nella Vita, non voglio banche in cui difendere quello che ho accumulato, voglio cercare di ascoltare e seguire la grida soffocate della mia anima. Tutto in discussione, giorno dopo giorno, così faticoso ma così vivo...



Vorrei vivere bene quello che sto vivendo, qualunque cosa sia, senza rimpiangere qualcos'altro. Se sento che voglio qualcos'altro, cerco di prendermi il tempo di dire cos'è che sento e seguirlo. Il mio non è un viaggio, una parentesi, è la mia vita qui e ora, sono convinto di poter stabilire relazioni vive qui e ora... e se mi sbaglio posso sempre tornare indietro e male che vada posso vivere come un barbone in stazione, mangiando alla mensa dei poveri. Sono sicuro che non andrà così, ma anche se fosse ? Di cosa devo avere paura, se non di arrivare alla fine della mia vita e di non aver fatto ciò che sentivo di fare, di aver vissuto la vita di un altro ?



Non sarà così. Sento la mia paura che mi schiaccia continuamente verso il basso, verso le cose piccole e sicure, ma ormai non posso più sottomettermi. Ormai conosco il coinquilino scomodo della mia mente. Goffo e ridicolo affronterò i miei mostri così come sono, senza fretta, senza ansia, e vincerò o perderò, ma sarò io, sarà la vita per cui sono nato.
Ognuno di noi è da solo di fronte a questo, ma contemporaneamente non siamo mai soli. Io sono con te fratello, sorella, allunga la mano, fa il primo passo, troverai sempre qualcuno e lo sai, perché lo hai già sperimentato. A presto, con nuove mille fantasmagoriche avventure. Da Kuala Lumpur.

Job hunting. In Kuala Lumpur

I'm looking for a job in Malaysia, Singapore, Philippines and Hong Kong. Now even in Thailand and Indonesia. It isn't easy because i need a work visa but I hope to find something. It would be a way for me to try something new, replenish CV, portfolios, improve my English, to truly know these countries. For sure I am having the experience of immigrants.
In the meantime I try to be open to the river of life, without to be closed in this vision, perhaps there is another beautiful one that I still can not see. Life of Steve Jobs, who missed a few days ago, is a teaching.
The fact is that life doesn't like easy solutions, as in the theater she prefers the ones that you wouldn't have wanted, because that is where you give the best of yourself, that's where you take out that part of you that you have left to rot in prison of your habits. I mean, my solution seems difficult enough but the real question is whether this is really what I want to do. If it is, there will not matter of visa, otherwise I'll have to find out the way. Discovering it inside me.



This summer, after a long time, there has been some movement, some glow at a sentimental level. If about romantic events I have not much to tell, inside me the mountains have moved. Now I have to deal with a desire to live, to stabilize a relationship that is well present at the same time I know that I will continue to move. It's the usual temptation to refuge in the safeties, you want to save in the bank something you have acquired, a warm body to hug in the night, the fridge full, a stable income.
I want to continue to believe in Life, I don't want to defend in banks what I have accumulated, I try to listen and follow the muffled cries of my soul. Everything into question, day after day, so tiring but so alive ...



I would want to live well what I am living, whatever it is, without regretting anything. If I feel that I want something else, I try to take the time to say what I feel and follow it. Mine is not a journey, a parenthesis, is my life here and now, I am convinced that you can establish live relations here and now ... and if I'm wrong I can always go back and bad that it goes I can live as a homeless man at the station, eating at soup kitchens. I'm sure that will not go that way, but even if it is? What should I be afraid, if not of getting to the end of my life and not having done what I felt to do, having lived the life of another one?



It won't be so. I hear my fear always crushes me down, towards to small and safe things, but now I can't bend anymore. Now I know the uncomfortable roommate of my mind. Even clumsy and ridiculous I'll face my monsters as I am, without haste, without anxiety, and I'll win or I'll lose, but it will be the life for which I was born.
Each of us is alone in front of this, but at the same time we are never alone. I am with you, brother, sister, reach out your hand, takes the first step, you will always find someone and you know it, because you've already experienced. See you soon, with one thousand new phantasmagoric adventures. From Kuala Lumpur.

giovedì 1 settembre 2011

Banana fritta filippina.

Stanotte ha piovuto. Sdraiato sul letto del mio bungalow 2x2 metri mi sono incantato a guardare la pioggia cadere nella semioscurità, e dalla finestra mi arrivava la familiare voce del mare, forse a tre metri da me. Qui, a Kaputian, Samal island, Davao del Norte, Mindanao, Philippines, il tempo è ottimo. Sole di giorno e pioggia di notte, a rinfrescare.

Sto cominciando a usare la guida al contrario. Vado nei posti che non sono nominati, ma di cui si trova qualche traccia su internet, magari perché c’è qualche leggenda di guerra civile. Effettivamente c’è polizia ed esercito dappertutto, ti perquisiscono quando entri nei locali o nella stazione degli autobus ma la mia sensazione di sicurezza è elevatissima, notte e giorno. Anche parlando con la gente capisci che puoi trovare rogne solo se te le vai a cercare. E non qui.

Da queste parti ho potuto contare i turisti sulle dita di una mano. E ciò è meraviglioso, perché si può avere un’autentica esperienza della vita della popolazione locale. L’altra parte della medaglia è che, in quanto turista, sei tu stesso un’attrazione, molte persone ti fissano interrogative, o sorprese, proporzionalmente all’età. Alcuni tentano un approccio, specie i giovani, che sono golosi di novità, ma spesso con l’intento di venderti qualcosa. Chi non sa parlare inglese spesso è intimidito, ti dice no prima ancora che tu abbia posto una domanda, anche se vuoi soltanto chiedere indicazioni di una località. E’ difficile trovare mappe, informazioni, servizi, capire qual è un prezzo onesto. Alla lunga, diventa fastidioso, occorre proprio cambiare mentalità di viaggio, prenderla con grande calma.

Il sud-est asiatico, per quello che ho potuto vedere, è pieno di gente. Anche nel posto più sperduto trovi un villaggetto, una baracchetta, non c’è verso di stare per conto proprio. Inoltre questa mia esperienza asiatica mi sta facendo apprezzare la più grande invenzione del mondo occidentale: la carta igienica. Nelle case popolari non esiste lavandino, doccia, carta igienica. Si fa tutto con un secchio sopra (o accanto) la tazza del cesso. E nei bagni pubblici faccio ancora fatica. Ho provato a chiedere a qualche locale come fanno a pulirsi solo con il secchio, se c’è qualche tecnica astuta… ma credo che in fondo forse non voglio saperlo. Ho comprato un rotolo e lo tengo sempre nello zaino, faccio prima così.

A Cagayan de oro ho pagato 3 euro per un’ora di massaggio full-body. A Butuan 41 euro per 2 antibiotici e 2 antidolorifici, 5 euro per una visita specialistica in ospedale, 1 euro per un piatto di riso con carne e verdure, 11 euro per una camera doppia in un albergo economico, 6 euro per un viaggio di 286 km e 8 ore in un autobus senza aria condizionata, pochi centesimi per uno spostamento diurno in jeepney o in motorella, per un bicchiere di succo di cocco o una banana fritta.

Trovo difficile, a volte, non sentirmi superiore. La mia cultura, il mio denaro, le mie capacità, l’immagine che un italiano porta con sé, mi colloca in una posizione superiore, dal punto di vista sociale, rispetto alla maggior parte delle persone qui. E quindi mi rende più attraente, più importante, più potente. Mi sorprendo qualche volta a compiacermi di questa differenza, mi sorprendo a cercarla negli occhi delle persone e mi sento così debole in quei momenti, così schiavo. Non voglio usare il mio potere per prendere qualcosa dagli altri, voglio usarlo per entrare in connessione, per quanto questo sia possibile.

Siamo tutti una cosa sola, in ognuno di noi c’è una scintilla divina, solo che la maggior parte non lo sa, o non ci crede. Ma, quando sono in pace, riesco a vederla, riesco a vedere, in un particolare, la vera bellezza illuminare il volto di ogni persona.

Philippine fried banana

Last night it rained. Lying on the bed of 2x2 meters of my bungalow I was enchanted to see the rain falling in the semi-darkness, and through the window came the familiar voice of the sea, perhaps three metres from me. Here, Kaputian, Samal Island, Davao del Norte, Mindanao, Philippines, the weather is good. Sun by day and rain by night, to refresh.

I'm starting to use the guide to the contrary. I go to places that are not mentioned, but some traces of which can be found on the Internet, perhaps because there is some legend of civil war. Indeed, there is police and soldiers everywhere, they search you when you enter the shops or in the bus station but my sense of security is very high, night and day. Even talking to people you know you can find trouble only if you go to the search. And not here.

Here I could count the tourists on the fingers of one hand. And this is wonderful, because you can have an authentic experience of life of local people. The other side of the coin is that, as a tourist, you yourself are an attraction, many people staring at you interrogative, or surprises, in proportion to age. Some try an approach, especially the young people who are greedy for novelty, but often with the intent to sell you something. Those who can not speak English are often intimidated, he says you no even before you've asked a question, even if you just want to ask for directions to a location. It's hard to find maps, information, services, understand what is a fair price. In the long run, it become troublesome, you must change your mind travel, take it very calmly.

The south-east Asia, for what I could see, is full of people. Even in the most remote there is a village, a hut, there's no way to stay on their own. Also my Asian experience is making me appreciate the greatest invention of the Western world: the toilet paper. In the popular houses there is no sink, shower, toilet paper. Everything is done with a bucket on top (or beside) the toilet bowl. And I still find it hard in public bathrooms. I tried to ask some local grooming as they do only with the bucket, if there is any technical cunning ... but I think in the end might not want to know. I bought a roll and I always keep in your backpack, I do so first.

In Cagayan de Oro I paid 3 euros for one hour full body massage. In Butuan 41 euros for 2 antibiotics and 2 painkillers, 5 euros for a specialist in hospital, 1 euro for a plate of rice with meat and vegetables, 11 euros for a double room in a cheap hotel, 6 euros for a trip of 286 km and 8 hours in a bus without air conditioning, a few cents a day move by jeepney or motorella for a glass of coconut juice or a fried banana.

I find it hard sometimes not to feel superior. My culture, my money, my skills, the image that carries with it an Italian, puts me in a superior position, from the social point of view, than most of the people here. So it makes me more attractive, more important, more powerful. I catch myself sometimes to please me for this difference, I find myself looking for it in the eyes of people and I feel so weak in those moments, so slave. I don't want to use my power to take something from others, I want to use it to enter into connection, as this is possible.

We are all one, in each of us is a divine spark, just that most don't know, or doesn't believe it. But, when I'm alone, I can see it, I can see, in a particular, the true beauty illuminate the face of every person.

lunedì 22 agosto 2011

I fratelli malesi.

E’ notte piena. Dalla mia postazione vedo i tetti di Melaka, le guglie della cattedrale che sembrano di cartone. La luna gioca a nascondino dietro alle nuvole e le fanno compagnia poche stelle in cielo; una, probabilmente, non è una stella, è Giove.

Non ho sonno. Il mio livello energetico è alto ma non sono in grado di utilizzarlo come vorrei, è come una palla da lanciare che mi resta in mano. Ancora non capisco cosa sta succedendo in questa fase della mia vita. Voci della mia infanzia, voci del tempo che è passato affollano la mia mente, antichi legacci culturali mi stringono i polsi.

Eppure c’è movimento, sono consapevole della mia energia, e sto trovando una strada per utilizzarla che è stare nella verità, distinguere quello che uno sente ed esprimerlo così com’è, con semplicità, senza preoccuparsi del giudizio.

E’ stato tempo di relazione. Giorni passati all’avventura con mio fratello, con tutto quello che ha significato in questo momento. Matteo è come un miracolo. Dove passa è come se il tessuto del tempo si attorcigliasse e facesse un nodo. Persone che sarebbero andate in una direzione subiscono la forza della sua presenza come la gravità e si interrompono interdette, stupite e poi, generalmente, divertite.



Da Padova a Melaka, questo modo di relazionarsi è stato presente in tanti discorsi, in tante menti e in tanti cuori e per noi due è stato occasione per confrontarsi sui grandi misteri dell’universo, l’amore, la verità, le convenzioni sociali, il potere, l’energia…



Abbiamo viaggiato nel modo che preferisco, scegliendo la destinazione alla stazione degli autobus, o direttamente sul treno già in corsa. A Pulau Perehentian abbiamo vissuto qualcosa di magico. Grazie alla presenza catalizzatrice di Matteo, si è creato un gruppo molto unito, come di vecchi amici che si vogliono bene fin dall’infanzia e fanno tutto insieme e chiunque è benvenuto.



Sulla costa est della Malesia abbiamo trovato delle isole meravigliose, acqua calda e cristallina e brulicante di vita, spiagge bianche e poco frequentate, foresta, chalet economici a pochi metri dal mare. Ci è mancato invece vedere la tigre nella giungla, in compenso abbiamo trovato tanta merda di elefante, pippistrelli e alcune simpatiche sanguisughe che il primo giorno hanno pensato bene di farmi una trasfusione ai piedi.



Ora la vacanza è finita. Tutti gli italiani che ho trovato in giro in agosto, la tranquillità di girare con mio fratello, mi hanno dato questa percezione. Matteo torna in questo momento alla giungla padovana e io ritorno al mio viaggio. Sarò fastidioso e mi sento leggermente in imbarazzo a dire che partire per le Filippine con Vanessa, quando la maggior parte degli italiani sta tornando al lavoro, mi sembra proprio che non abbia prezzo.

The malaysian brothers

It's filled night. From my place I can see the roofs of Melaka, the spire of the cathedral which look like cardboard. The moon plays hide and seek behind the clouds and there are only few stars in the sky; one, probably not a star, is Jupiter.

I'm not sleepy. My energy level is high but I'm not able to use it as I would like, is like a ball that I have left in my hand. Still I don't understand what is happening at this stage of my life. Voices of my childhood, voices of the time that has passed crowd my mind, ancient cultural ties grip my wrists.

Yet there is movement, I am conscious of my energy, and I'm finding a way to use it that is to stand in the truth, telling what one feels and expressing it as it is, simply, without worrying about the trial.

It has been time of relation. Days passed off with my brother, with all that means at this time. Matteo is like a miracle. Where he passes is as if the fabric of time twists and it does a knot. People who were going in one direction undergo the force of his presence as gravity and they stop surprised, and then, usually, they have fun.



From Padua in Melaka, this way of relating was present in many speeches, in many minds and many hearts and for us was an opportunity to discuss the great mysteries of the universe, love, truth, social conventions, power, energy



We traveled as I prefer, choosing the destination to the bus station, or directly on the train already in the race. At Pulau Perehentian we experienced something magical. Thanks to the catalyst presence of Matteo, there has been a very united group, as of old friends who love each other since childhood and they do everything together and everyone is welcome.



On the east coast of Malaysia, we found some beautiful islands, crystal clear warm water and teeming with life, and uncrowded white sand beaches, forest, budget chalets near the sea. We couldn't however see the tiger in the jungle, on the other hand we have found so much shit elephant, bats and some nice leeches that have seen fit to give me a transfusion at the foot at the first day.



Now the holiday is over. All the Italians I have found out in August, the tranquility of running with my brother, it has given me this perception. Now Matteo returns to the jungle of Padua and I return to my journey. I will be annoying and I feel slightly embarrassed to say that leaving for the Philippines with Vanessa, when most Italians are returning to work, seems to me with no price.

venerdì 22 luglio 2011

Scoprendo Kuala Lumpur

Trovo molto eccitante smontare dal bus e trovarmi catapultato per la prima volta nel mezzo di una grande citta', con i grattacieli che mi sovrastano e strade e gente e clacson tutti intorno a me. E io che mi muovo calmo, carico come una molla, con tutta la mia roba sulle spalle, senza mappa, senza paura. Un brivido mi scorre dall'alto in basso, è magnifico. Ma quanto tempo è passato ?



Dopo Sumatra, Kuala Lumpur sembra di un altro pianeta. Moderna, pulita, ordinata, colorata. Chiedo in giro, abbozzo una direzione. Dopo un po' i miei 25 kg e passa sulle spalle cominciano a farsi sentire, ma so che posso resistere a lungo, non ho fretta. Non ho fretta.

Mi piazzo bene al Monkee Inn, e Anthony si offre di farmi da cicerone. Gli chiedo cibo locale. Ci immergiamo nel mercato e in mezzo ai baracchini ed è fantastico, tantissima scelta e cibo buono, pesce, carne, funghi, verdure, frutta fresca, strane robe colorate non meglio identificate.



Quasi mi dispiace che con 6 euro in ostello ho anche la colazione a buffet compresa nel prezzo, rischio seriamente di mettere in pericolo il peso forma. Vorrei darmi il tempo di assaggiare tutto.

Purtroppo non sono più una star come a Sumatra, sono uno dei tanti ma sempre con un naso importante. Qui non perdono occasione per ricordarmelo.

Nei prossimi giorni, dopo quasi un anno, il Ture. E, infine, la nuova rotta da tracciare.

mercoledì 20 luglio 2011

Sulla strada a Sumatra.

Ho sempre odiato fare la doccia fredda. Spesso ho rinunciato a fare il bagno in mare a causa della temperatura dell’acqua. Adesso non ricordo più di quand’é l’ultima doccia calda. Un mese fa ? So che la prossima me la godrò fino all’ultima goccia.

In questi giorni mi sto divertendo a fare shopping, e ho imparato a trattare sul prezzo. Con la dieta di frutta e riso e gli esercizi di Thierry sto facendo un fisico della madonna. La mia pelle sta acquistando un’abbronzatura dorata. Il mio pizzetto è definitivamente bianco. Sarà la saggezza che è arrivata ?

Come avevo desiderato, mi sono immerso in profondità nella vita indonesiana, il cibo, la cultura, abitudini. A volte la povertà che ho trovato, pur se dignitosa, mi ha messo in difficoltà. Una cosa è vedere, ben altro è stare, mangiare, dormire, usare i servizi. Ho sentito la mia mente vacillare, gridare alla fuga, ma sono stato. E sono andato quand’era ora.
Tutto ciò è molto buono.

Ho trovato una tanta bellezza da fare male nei sorrisi di queste persone, nei volti dei bambini, voglia di ricambiare quanto ricevuto e incapacità di farlo. C’è anche la trappola che qui, in Sumatra, dove il turismo non è così diffuso e l’inglese poco praticato, un occidentale è una star, specie se ha un naso importante, occhiali blu e veste come una lampadina. Ho dovuto farmi ritrarre in decine di foto con centinaia di persone diverse, e dopo un po’ finisci per sentirti un divo, superiore. Un’anziana signora, Luna, ha voluto farmi da guida fin sopra il vulcano. Ero un po’ preoccupato che mi schiattasse sotto gli occhi ma se l’è cavata egregiamente, per la sua età...

Dopo molta fatica ho trovato un motorino da affittare. L’ho pagato un sacco ed è in condizioni pietose ma finalmente mi sono mosso lento e libero in direzione del lago Toba, credo uno dei più grandi laghi vulcanici del mondo. Solo, perché viaggiando da soli non si è mai veramente soli.

Tra poche ore sarò a Kuala Lumpur, quasi completamente senza piani per il futuro. O con mille piani differenti, il che è la stessa cosa. Conta vivere il presente, l’ho sentito chiaro in questi giorni, meno preoccupazione di seguire i propri piani e più contatto con quello che sto vivendo. Cosa mangeremo, cosa berremo, dove dormiremo ? Cercate prima il regno di Dio e tutto il resto vi verrà dato. Ancora non so cosa significhi esattamente questa frase ma risuona dentro di me.

Seguo l’odore del presente, la polvere della strada, il sole negli occhi.

On the road in Sumatra.

I always hated to do the cold shower. Often I have given up swimming in the sea for the water temperature. Now I can’t remember when was my last hot shower. A month ago? I know I'll enjoy the next one every last drop.

These days I'm having fun shopping, and I learned to negotiate the price. With rice and fruit diet and Thierry's exercises I’m doing a physicist of the Madonna. My skin is acquiring a golden tan. My goatee is definitely white. It will be the wisdom that has come?

How I wished, I plunged deep into Indonesian life, food, culture, habits. Sometimes I found that poverty, although decent, put me in difficulty. One thing is to see, something else is to stay, eat, sleep, use the services. I felt my mind wavering, screaming to escape, but I stayed. And when it was time I went.

All this is very good.

I found a lot of beauty to hurt me in the smiles of these people, the faces of children, desire to return what was received, and failure to do so. There's also the trap that here, in Sumatra, where tourism is not so widespread and the English not so practiced, a Westerner is a star, especially if he has a nose importantly, blue glasses and dresses like a light bulb. I had to portray myself in dozens of pictures with hundreds of different people, and after a while you end up feeling like a star, superior. An old woman, Luna, he wanted to be my guide up above the volcano. I was a bit worried that I will burst under the eyes but has fared very well, for his age ...

After much effort I found a scooter to rent. I paid a lot and it’s in poor condition but I finally moved slow and free toward the lake Toba, I think one of the largest volcanic lakes in the world. Alone because traveling alone you are never really alone.

In a few hours I will be in Kuala Lumpur, almost completely without plans for the future. Or with a thousand different plans, which is the same thing. Living the present is important, I heard it clearly in these days, less concern to follow my plans and more contact with what I'm experiencing. What shall we eat, what to drink, where we will sleep? Seek ye first the kingdom of God and everything else you will be given. I still don’t know what exactly this phrase means but resonates within me.

I follow the smell of the present, the dust of the road, the sun in my eyes.

martedì 28 giugno 2011

La traccia della Libertà a Darwin

Qui nell’ostello a Darwin ho trovato un pacco di italiani, per la prima volta da quando sono partito. Ho avuto la febbre da qualche giorno, ma è solo un motivo in più per non fare molto. Abbiamo fatto una comunità nella comunità, ed è vacanza nella vacanza. Fa caldo, non c’è una nuvola, si respira sotto le palme e i ventilatori. Il mare non sarebbe male, qui non ci sono coccodrilli ma c’è il rischio delle meduse, quelle mortali.

Voci di vecchi amici arrivano dall’Italia e mi danno l’opportunità di ragionare e scrivere a proposito della Libertà.
Ho un timore reverenziale di fronte a questa parola, mi sento così ignorante e sprovveduto, indegno di parlarne. Inoltre, stando a contatto con differenti lingue, sono familiare alla relatività del significato di ogni parola. Ma non sono qui per scrivere un saggio, né per insegnare qualcosa a qualcuno.
Mi piace l’idea di condividere con umiltà le mie riflessioni e di cercare, insieme, una verità forse più vera. Proverò, quindi, a guardare alla Libertà come a un diamante dalle diverse sfaccettature. Sono convinto che esista una strettissima connessione tra Libertà e Verità, talmente stretta che, a volte, mi sembrano coincidere.
E’ La Verità, infatti, che vi farà Liberi. (Gv 8,32)
So di non sapere, di non avere una sapienza assoluta e globale; accetto che un altro abbia un’opinione, una cultura, un modo di fare diverso dal mio; non giudico e accetto di mettere in discussione tutte le mie idee, sicurezze, modi di fare. Riporto come vero soltanto ciò di cui sono veramente sicuro. Sono preciso nel riportare le mie fonti, nelle parole, nel riportare le mie esperienze come sono realmente avvenute.

D’altra parte, essere liberi vuol dire anche chiedersi il perché, come e cosa e non accettare acriticamente tutto quello che mi viene detto.

Riassumendo, potrei dire che essere liberi è avere un approccio umile, aperto, critico e mai definitivo alla verità delle cose, il che non è distante dall’approccio socratico.

Ma se devo pensare a una persona libera, mi viene in mente Nelson Mandela. Quanti anni passati in carcere lottando contro l’apartheid in Sud Africa ? Puoi mettermi le catene ai polsi, chiudermi in una gabbia, affamarmi, uccidere il mio corpo ma non puoi imprigionare il mio spirito, rinchiudere i miei pensieri.

Penso a Ghandi, alle marcia del sale, a migliaia di persone pacificamente in fila per ricevere le bastonate dei soldati, ad altri anni di carcere, a una grande nazione liberata solo con azioni non violente.

Ho la mia idea e non la nascondo, anche se ti fa male, anche se mi fa male. Essere liberi vuol dire avere il coraggio di portare la propria verità, ed essere pronti a pagarne le conseguenze.

C’è poi tutto l’aspetto che riguarda le dipendenze, la droga, l’alcool, il sesso, le dipendenze affettive, la smania di successo, la televisione. C’è la parte che riguarda l’accettazione della realtà, del dolore.
C’è la parte che riguarda l’ascolto, l’entrare in contatto profondamente con sé stessi.

Essere liberi vuol dire avere il coraggio di guardarsi allo specchio senza raccontarsi bugie, riconoscere di cosa non so fare a meno, riconoscere cosa mi fa paura e, soprattutto, riconoscere quali sono i miei autentici desideri (non quelli dei miei genitori, amici, fidanzate, insegnanti, società). E’ riconoscere che io e solo io sono responsabile della mia vita, della mia felicità, delle mie scelte.

E mettermi in opera. Pazientemente, con fiducia e misericordia.

Come dice Seneca, e riporta Simone Perotti
Non c’è buon vento per il marinaio che non sa dove andare.
Essere liberi significa dire sempre la verità, con spietata dolcezza.

Questa è l’abbozzo della complessa traccia della libertà che sto seguendo. Essenzialmente, potrei dire che per me è composta di due parti fondamentali:

fare verità, continuamente, dentro e intorno a me, acquisire autentica conoscenza;

portare alla luce questa verità, avere il coraggio di viverla, giorno per giorno.

Cerco di parlarne nel post che scrivo, lasciando digitali molliche di pane sul mio percorso. Se può essere spunto per qualcun altro, benissimo, se scrivo sciocchezze, prima o poi me ne accorgerò.

Probabilmente non emerge quanto cercare di seguire questa traccia mi metta continuamente in crisi, quante volte mi chiedo che cazzo sto facendo, se sto perdendo tempo, opportunità, che cosa voglio per me, che cosa mi sta dicendo il mio corpo, la vita. Per qualche istante è panico, come se mi stessi giocando a poker tutto quello che ho e stessi perdendo la partita.

So che questa è una vecchia trappola, la paura, l’ansia di dover fare, di voler essere, di raggiungere degli obiettivi. Me ne libererò mai ?

Non sono un fico come Simone Perotti. Mi manca disciplina, lucidità, pazienza. Sento il rischio che il distacco diventi indifferenza. Spesso rischio di credermi uno che ne sa e, quindi, non lascio spazio. Sento il rischio di tendere ansiosamente a un’idea irraggiungibile di me stesso. Sento che avrò tanto di più quanto saprò osare. Sento che ci sono un sacco di trappole, tentazioni, paludi, coccodrilli pronti a morderti alle gambe quando vai a dissetarti al fiume. E’ pericoloso.

Ma sento anche che, semplicemente, questa è la vita. Sulla strada, la gente fa a gomitate per darti una mano, se sorrido e tendo la mia, l’ho sperimentato.

Respiro. Riparto da questo, dal mio presente. Sono convinto che la cosa più importante sia conservare la propria Pace. Che non significa ficcare la testa sotta la sabbia. Significa avere fiducia nella Vita, qualunque cosa sia. Ho degli strumenti per farlo, per cui ripartirò da questa ennesima crisi per cercare di tornare alla mia Pace.

Credo, spero, che un giorno guarderò indietro e ricorderò questi momenti e rimpiangerò di non essermi goduto fino in fondo la vista del mare aperto della Libertà. Ma è soltanto perché la vera Libertà posso trovarla dentro, non fuori di me.
Non fuggire in cerca di libertà quando la tua più grande prigione è dentro di te. (Jim Morrison)
Non vale la pena avere la libertà se questo non implica avere la libertà di sbagliare. (Gandhi)

martedì 21 giugno 2011

Assaggiando Kimberley

Guidare una bestia alta 3.4 metri lungo una strada che sembra perdersi all’infinito nella regione di Kimberley, con le aquile che ci fanno da apripista poco sopra di noi e la colonna sonora di “Into the wild” nelle orecchie. Tradurre le canzoni di Eddie Vedder e sentirle trovare posto in fondo allo stomaco. Schivare le carogne dei canguri sull’asfalto, cibo per gli abitanti del cielo.



Guadare un fiume con un fuoristrada mentre da un lato la luna sorge in un cielo rosa e dall’altro lato il profilo degli alberi sulle colline si staglia su uno sfondo arancio. Una signora australiana, che ha sposato un italiano 50 anni fa, a cui ho raccontato due ore prima i miei progetti, mi abbraccia e mi augura buona fortuna.



Tutto questo non ha prezzo, e non è un caso. L’ho scelto.

Penso ai giorni passati dietro le sbarre di un ufficio. Penso a chi mi ha ignorato, cercato, desiderato, a chi ha infilato la porta senza dare troppe spiegazioni. Penso a chi è rimasto deluso, a chi mi avrebbe voluto diverso, a chi non ha capito o non ha voluto capire. Penso a me, disteso sul tappeto a immaginare un mondo aldilà del soffitto durante gli anni infiniti dell’università.

Tutto questo non è stato inutile. Mi ha portato fino a qua.

Non ce l’ho con nessuno. Cerco di lasciare andare i tanti errori fatti, i troppi torti percepiti e di fare la mia strada. Con semplicità.



Ho i pantaloni logori, i sandali rotti, la fronte distesa. Nelle foto mi sorprendo a vedermi carico di energia.

Traccio la rotta giorno per giorno. So che ogni giorno è buono per cambiare tutto. Una volta ancora.

Tasting Kimberley

Driving a beast tall 3.4 meters along a way that looks loosing itself into the infinite in the Kimberley region, with the eagles which open the track just over us and the soundtrack of “Into the wild” in the ears. Translating the Eddie Vedder’s songs and feeling to find a place at the bottom of the stomach. Skipping the kangaroo carcass on the ground, food for the inhabitants of the sky.



Fording a river with a 4wd while from a side the moon is rising in a pink sky and in the other side the shape of the trees on the hills cuts an orange background. An Australian lady who I told my project two hours before, married with an Italian 50 years ago, hugs me and wishes me good luck.

All this has no price, and it isn’t a hazard. I choose it.

I think to the days lived behind the bars in a office. I think to who ignored me, looked for me, desired me, to who went away without too many explications. I think to who has been disappointed, to who should have wanted me different, to who didn’t understand or didn’t wanted to understand. I think to me, lying on the mat, imagining a world over the ceiling while the everlasting years of the university.

All this hasn’t been useless. It brought me until here.

I’m not angry with anybody. I try to let the many mistakes made, the too many wrongs perceived, and to do my way. With simplicity.



My pants are worn, my sandals broken, my front relaxed. In the pictures I’m surprise seeing me full of energy.

I chart the course day by day. I know that every day is good to change everything. One more time.

domenica 12 giugno 2011

Sentirsi a casa a Broome.

Correre nella luce del mattino sulla spiaggia deserta e assolata di Cable beach, con il vento che graffia la pelle e blu profondo e giochi di luce negli occhi. Correre sempre più forte, fino a non sentirsi più i piedi schizzare spruzzi di mare sulla battigia, come il cavallo della pubblicità dell’IP. Lasciare andare i pensieri a briglia sciolta, come se avessi i capelli lunghi di una volta. Non ha prezzo.



Sentirsi a casa. Cosa vuol dire ? Per chi è all’estero è, a volte, parlare la propria lingua, ascoltare una vecchia canzone, mangiare buon cibo del proprio paese. Per me è avere un posto dove sai che qualcuno ti aspetta per darti un abbraccio, o un bacio, un sorriso. Un posto dove sentirsi amato.

Cosa vuol dire sentirsi amato ? Per me vuol dire sentirmi libero di esprimermi in tutto quello che sono e sapere di essere ascoltato davvero. Il posto fisico dove tutto questo si è realizzato meglio per me è a casa di Valter e Franca, che saluto con grande affetto.



Sono partito per questo viaggio anche con l’obiettivo di imparare a sentirmi a casa dovunque e comunque. Non credo sia un obiettivo così ambizioso, in ogni caso fino ad ora non ci sono ancora arrivato.

Sono ancora troppo preoccupato di me stesso, di cosa mangerò, di dove dormirò, dell’immagine che darò. Bisognerebbe essere come bambini, innocenti, spontanei, certi che qualcuno ti darà tutto quello che hai bisogno. O, meglio, che quello che arriverà sarà tutto quello di cui ho bisogno.

Sono diventato così preoccupato di esprimere i miei bisogni che mi dimentico di accogliere tutti gli altri doni che possono arrivarmi in una giornata, ma non appartengono alla categoria di ciò che ho pianificato buono per me. E mi dimentico di essere casa per gli altri, e per me stesso.

La verità è che credo che ognuno debba darsi il permesso di sentirsi a casa, di sentirsi libero di essere quello che è. Ci sarà sempre qualcuno a cui non vai bene, e ci sarà sempre qualcuno in grado di apprezzare la spontaneità e la libertà. Ma nessuno, se non me stesso, può darmi il permesso di sentirmi libero.



Ci sono posti, come Summerhill, dove ci sono le condizioni migliori per imparare ad esprimersi, a diventare quello che uno è o potrebbe essere. Ci sono case fisiche che assomigliano a prigioni ma la vera prigione è la mente.

La sapete quella dell’elefante, come la racconta don Marco? Gli elefanti vengono legati sempre con una corda. Sa cuccioli sono troppo deboli per romperla e imparano che quella corda è impossibile da rompere e rimangono dello stesso parere per tutta la vita anche quando potrebbero romperla con facilità. Ma da grandi quella corda si può spezzare. Bisogna però cambiare modo di pensare, mettere in discussione le proprie certezze.



La prima volta che ho pensato di andarmene da casa avevo 11 o 12 anni. Avevo pianificato di riempire lo zaino di cracker e d’acqua e di cercare lavoro al bar della stazione. Chissà perché. Poi ho pensato che era più comodo aspettare di avere più risorse, più capacità. Ho continuato a pensare lo stesso per tutti gli anni a seguire, con pochi lampi di consapevolezza. Alla fine del giro in bici della Corsica, volevo cambiare traghetto e andare a cercare lavoro a Marsiglia. Alla fine del liceo volevo andare in Canada a lavorare nei parchi. Alla fine del viaggio in Costarica, volevo continuare in Nicaragua.

In tutti i posti dove ho vissuto non ho mai voluto spendere troppo tempo per sistemarli, perché sapevo che erano temporanei. E’ come se mi fossi preparato tutta la vita a questa partenza, ma ho dovuto aspettare i 36 anni per capire che si può fare, e non è così difficile, specialmente prima dei 30 anni. Il fatto è che scegliere sempre la soluzione più facile ti rincoglionisce, non ti fa crescere e, alla fine, non ti diverti nemmeno. Come dice Antonio, mettersi in difficoltà è la via buona per imparare e anche per divertirsi.

Non so come sia per gli altri. Io dovevo partire. Non so dove andrò o che sarà di me. Cercherò di realizzare qualcosa di veramente buono e non importa se ci riuscirò. Ogni giorno che percorrerò questa strada farà di me una persona migliore, e più felice. Non mi serve niente di più.

Feeling at home in Broome

Running in the morning light on the desert and sunny Cable beach, with the wind scratching the skin and deep blue and play of light in the eyes. Running faster and faster, until to not feel anymore the feet splashing on the shore, like the horse of the IP advertisement. Let the thoughts go at full tilt, as if I have the long hair of some years ago. No price.



Feeling at home. What means ? For who is abroad is, sometimes, speaking own language, listening an old song, eating good food of own country. For me is having a place where you know that someone waits for you to give you a hug, or a kiss, a smile. A place where feeling loved. What means feeling loved ? For me it means feeling free to express myself in all what I am and knowing to be really listened. The physical place where this happened is at Valter and Franca’s home, who I greet with love.



I leaved for this travel also with the target of learning to feel at home everywhere and however. I don’t think is a so ambitious target, however I don’t still arrived it.

I’m still too much worried about what I’ll eat, where I’ll sleep, the imagine that I’ll give. I should be as a child, innocent, spontaneous, sure that someone will give me all I need. Or, better, that all that will arrive to me will be all that I need.

I became so worried to express my needs that i forget to receive all the other gifts that can arrive me in a day, but those don’t belong to the category of what I plan good for me. And I forget to be home for the others, and myself.
The truth is that I believe that everyone has to give himself the permit to feel at home, to feel free of being what he is. There will be always someone who doesn’t like you, and there will be someone else able to appreciate your spontaneity and your freedom.



There are places, as Summerhill, where there are the best conditions to learn to express yourself, to become what one is or could be. There are physical houses that look like prisons ma the true prison is the mind.

Do you know the story of the elephant ? The elephants are tied with a rope all their life. From cubs they are too weak to break it and they learn to think always like this, also when they, bigger, could break the rope easily. But you have to change way to think, and you have to discuss your safeties.



The first time that i thought to go away from home I was 11 or 12 years old. I planned to fill my bag with cracker and water and going to look for a job to the bar of the train station. Who knows why. Then I thought that it was more comfortable waiting to have more resources, more skills. I continued to think it for all the following years, with few flash of consciousness. At the end of the travel of the Corse by bike I should have wanted to change boat and going to look for a job in Marseille. At the end of the high school I should have wanted to go to Canada, working in some natural park. At the end of my travel in Costarica, I should have wanted to go ahead in Nicaragua.

In every place I’ve been I didn’t wanted to spend too much time to manage it, because I knew that those places were temporary. It’s like if I had prepared me all my life to this travel, but I had to wait until the 36 years to understand that it’s possible, and it isn’t so difficult, especially before the 30 years. The fact is that choosing always the easier solution makes you stupid, doesn’t make you bigger and, at the end, doesn’t give you fun. As Antonio says, putting himself in difficulty is the good way to learn and to have fun as well.

I don’t know for the others. I had to leave. I don’t know where I’ll go or what it will happen to me. I’ll try to do something of really good and I don’t care if I will not can. Every day that I’ll follow this street will make me a better person, and more happy. I don’t need anything more.

martedì 7 giugno 2011

Broome Broome

Stanotte, nel Cable Beach Backpackers di Broome abbiamo dormito in 5 nella stanza da 4, ed io sono stato l’unico a cercare di dormire. Tutti gli altri erano in altre faccende affaccendati.
Se la legge di attrazione funziona, non riesco a trovare il bandolo della matassa. O, forse, è una strategia per farmi allenare all’equanimità alle sensazioni. Tutto passa. Faccio fatica però a discernere tra equanimità e indifferenza. Anicca!

In queste 2 settimane abbiamo risalito per oltre 4000 km la costa ovest dell’Australia, dormendo quasi sempre nel camper van, stretti uno all’altro, con tutte le difficoltà che questo comporta, specie quando tra gli altri due comincia a innescarsi un love affair. Ci fermavano poco prima del tramonto vicino a qualche spiaggia remota, talvolta schivando qualche canguro, correndo per immortalare in qualche foto un nuovo spettacolo e contemporaneamente cucinare qualcosa prima che l’oscurità ci sommergesse.
L’alba mi sorprendeva spesso con la necessità di rilasciare qualche mia sostanza biologica come memoria per le future generazioni, qualche nuova foto e un sano “good morning australia”. Giorno dopo giorno, il cielo notturno diventava sempre più degno di nota, la temperatura aumentava, la presenza aborigena pure, la terra rossa dell’outback penetrava in ogni dove, auto, cibo, vestiti.

I parchi non mi hanno entusiasmato, le spiagge invece molto. Bellissime, selvagge, desolate, con una barriera corallina di oltre 200 km e tramonti da panico. Mi sono confrontato con il mio panico di andare sott’acqua, non ricordavo di avere una debolezza su cui avere tanto da lavorare.

E’ stato molto interessante confrontarsi con i due ragazzi che erano con me, i loro gusti, le loro esigenze, il loro modo di fare, stretti nella necessità di condividere tutto, ma proprio tutto, per 2 settimane. Gli esseri umani sono pieni di esigenze. Mai come in questi giorni ho sentito la mancanza di Rocky, un compagno fedele, con davvero poche pretese, silenzioso ma pronto a entusiasmarsi, di cui essere sempre certi dell’affetto. La persona più ricca è quella che ha meno esigenze. Si diceva già migliaia di anni fa nella Grecia classica.

Gustare ogni istante ma sempre pronti a lasciare andare ogni cosa, senza attaccarvisi generando rabbia o desiderio. Ascoltarsi profondamente ma sempre pronti ad accettare tutto quello che capita, compreso il dolore. Non sembra nemmeno facile.

Ieri siamo arrivati a Broome. E’ la stagione più fredda e secca ma fa davvero caldo, l’atmosfera è quella rilassata dei paesi tropicali, ventilatori sul soffitto, palme, amache, spiaggia lunghissima. Facciamo appena in tempo a sistemarci in ostello, pulire la macchina e riconsegnarla, che Evelyne riceve una telefonata. Suo fratello ha deciso di andarsene. Ha lasciato una lettera alla famiglia e stop. Saluti e baci.

E’ uno shock anche per me. Immagino un dolore liquido che arriva a lei, dalla punta dei piedi sale fino a riempire i polmoni. Tutti i piani cambiati in un momento. Tra 10 minuti parte la navetta per l’aeroporto, domani sarà in Svizzera.

Quello che so, è che tutto questo è da accettare. Per quanto violento e aspro, se accetterà questo momento, accetterà di viverlo tutto, lentamente il dolore passerà, altrimenti lo porterà con sé tutta la vita, verrà fuori quando meno te lo aspetti.

Broome Broome (english version)

Last night, in the Cable Beach Backpackers of Broome we slept in 5 in the 4-beds room, and I was the only one trying to sleep. All the others were busy in other business. If the law of attraction works, I can’t understand how. Or, maybe, it’s a strategy to training me to the equanimity at the sensations. Everything passes. But It’s hard for me distinguish between equanimity and indifference. Anicca.

In these 2 weeks we went up for more than 4000 km the west coast of Australia, sleeping in the campervan, with all the difficulties that this means, especially when between the others 2 a love affair starts. We stopped just before the sunset close to some remote beach, sometimes skipping some kangaroo, running to catch in some pictures a new show and at the same time to cook something before that the darkness came over us.
The sunrise surprised me often with the need to leave some of my biological stuff as memory for the next generations, some new pictures and a healthy “Good Morning Australia”. Day by day, the sky by night became more remarkable, temperature grew up, aboriginal presence as well, the outback red ground entered in everything, car, food, clothes.

I didn’t enjoyed too much in the national parks, I loved instead the beaches. Beautiful, wild, lonely, with a coral reef of more than 200 km and bloody sunsets. I fought with my panic to go underwater, I didn’t remembered to have a weakness which have so much to work.

It was so interesting confronting each other with the two guys who were with me, their tastes, their needs, their way to do, close in the need of sharing everything, just everything, for 2 weeks. The human beings are full of needs, me for first. I have never felt missing of Rocky as in these days, a trusty mate, with so really few needs, silent but ready to enthusiasm itself, which to be always sure about his love.

The richest person is who has less needs. Someone told it still thousands of years ago in the Classic Greece.

Tasting every moment but always ready to leave everything, without attaching it making anger or desire. Listening yourself deeply but always ready to accept everything happens, the pain as well. Doesn’t look easy.

We arrived in Broome yesterday. It’s the cold and dry season but it’s very hot, atmosphere is that relaxed of the tropical countries, fans on the ceiling, palms, hammock, very long beach. We have just the time to find an hostel, wash and return the car, that Evelyne receive a call. Her brother has decided to go. He left a letter to the family. Stop. Greetings and kiss.

It’s a shock for me. I imagine a liquid pain that arrives to her, that rises from the feet until filling the lungs. All the plans changed in a while. In 10 minutes the bus leaves to the airport, she’ll be in Switzerland tomorrow.

That I know is that all this is to accept. If She’ll accept this moment, even violent and bitter, if she’ll accept to live all this, slowly the pain will pass, otherwise she’ll bring with her for all her life and it will come out when less you expect it.

mercoledì 25 maggio 2011

Ciao Perth, ricomincia l'avventura.

Sono un po’ stanco. Ieri è stata la prima buona notte in ostello nell’ultima settimana. Sento il sonno sugli zigomi, e mi manca il sole, il vento sulla pelle. Mi sento anche un po’ solo, ma va bene così.

Sono qui, e ho questa vita da vivere, in cui essere presente momento per momento. Guardare indietro a chi, a cosa ? Sono qui, dall’altra parte del mondo, l’ho voluto io e sapevo che sarebbe stato così anzi, me l’immaginavo più dura.

Ogni posto va bene, ogni persona va bene, ho solo da trovare il mio angolo di pace.

Finalmente sto per partire. Un po’ d’avventura australiana, un 4x4, qualche zona remota, una buona compagnia.