martedì 28 giugno 2011

La traccia della Libertà a Darwin

Qui nell’ostello a Darwin ho trovato un pacco di italiani, per la prima volta da quando sono partito. Ho avuto la febbre da qualche giorno, ma è solo un motivo in più per non fare molto. Abbiamo fatto una comunità nella comunità, ed è vacanza nella vacanza. Fa caldo, non c’è una nuvola, si respira sotto le palme e i ventilatori. Il mare non sarebbe male, qui non ci sono coccodrilli ma c’è il rischio delle meduse, quelle mortali.

Voci di vecchi amici arrivano dall’Italia e mi danno l’opportunità di ragionare e scrivere a proposito della Libertà.
Ho un timore reverenziale di fronte a questa parola, mi sento così ignorante e sprovveduto, indegno di parlarne. Inoltre, stando a contatto con differenti lingue, sono familiare alla relatività del significato di ogni parola. Ma non sono qui per scrivere un saggio, né per insegnare qualcosa a qualcuno.
Mi piace l’idea di condividere con umiltà le mie riflessioni e di cercare, insieme, una verità forse più vera. Proverò, quindi, a guardare alla Libertà come a un diamante dalle diverse sfaccettature. Sono convinto che esista una strettissima connessione tra Libertà e Verità, talmente stretta che, a volte, mi sembrano coincidere.
E’ La Verità, infatti, che vi farà Liberi. (Gv 8,32)
So di non sapere, di non avere una sapienza assoluta e globale; accetto che un altro abbia un’opinione, una cultura, un modo di fare diverso dal mio; non giudico e accetto di mettere in discussione tutte le mie idee, sicurezze, modi di fare. Riporto come vero soltanto ciò di cui sono veramente sicuro. Sono preciso nel riportare le mie fonti, nelle parole, nel riportare le mie esperienze come sono realmente avvenute.

D’altra parte, essere liberi vuol dire anche chiedersi il perché, come e cosa e non accettare acriticamente tutto quello che mi viene detto.

Riassumendo, potrei dire che essere liberi è avere un approccio umile, aperto, critico e mai definitivo alla verità delle cose, il che non è distante dall’approccio socratico.

Ma se devo pensare a una persona libera, mi viene in mente Nelson Mandela. Quanti anni passati in carcere lottando contro l’apartheid in Sud Africa ? Puoi mettermi le catene ai polsi, chiudermi in una gabbia, affamarmi, uccidere il mio corpo ma non puoi imprigionare il mio spirito, rinchiudere i miei pensieri.

Penso a Ghandi, alle marcia del sale, a migliaia di persone pacificamente in fila per ricevere le bastonate dei soldati, ad altri anni di carcere, a una grande nazione liberata solo con azioni non violente.

Ho la mia idea e non la nascondo, anche se ti fa male, anche se mi fa male. Essere liberi vuol dire avere il coraggio di portare la propria verità, ed essere pronti a pagarne le conseguenze.

C’è poi tutto l’aspetto che riguarda le dipendenze, la droga, l’alcool, il sesso, le dipendenze affettive, la smania di successo, la televisione. C’è la parte che riguarda l’accettazione della realtà, del dolore.
C’è la parte che riguarda l’ascolto, l’entrare in contatto profondamente con sé stessi.

Essere liberi vuol dire avere il coraggio di guardarsi allo specchio senza raccontarsi bugie, riconoscere di cosa non so fare a meno, riconoscere cosa mi fa paura e, soprattutto, riconoscere quali sono i miei autentici desideri (non quelli dei miei genitori, amici, fidanzate, insegnanti, società). E’ riconoscere che io e solo io sono responsabile della mia vita, della mia felicità, delle mie scelte.

E mettermi in opera. Pazientemente, con fiducia e misericordia.

Come dice Seneca, e riporta Simone Perotti
Non c’è buon vento per il marinaio che non sa dove andare.
Essere liberi significa dire sempre la verità, con spietata dolcezza.

Questa è l’abbozzo della complessa traccia della libertà che sto seguendo. Essenzialmente, potrei dire che per me è composta di due parti fondamentali:

fare verità, continuamente, dentro e intorno a me, acquisire autentica conoscenza;

portare alla luce questa verità, avere il coraggio di viverla, giorno per giorno.

Cerco di parlarne nel post che scrivo, lasciando digitali molliche di pane sul mio percorso. Se può essere spunto per qualcun altro, benissimo, se scrivo sciocchezze, prima o poi me ne accorgerò.

Probabilmente non emerge quanto cercare di seguire questa traccia mi metta continuamente in crisi, quante volte mi chiedo che cazzo sto facendo, se sto perdendo tempo, opportunità, che cosa voglio per me, che cosa mi sta dicendo il mio corpo, la vita. Per qualche istante è panico, come se mi stessi giocando a poker tutto quello che ho e stessi perdendo la partita.

So che questa è una vecchia trappola, la paura, l’ansia di dover fare, di voler essere, di raggiungere degli obiettivi. Me ne libererò mai ?

Non sono un fico come Simone Perotti. Mi manca disciplina, lucidità, pazienza. Sento il rischio che il distacco diventi indifferenza. Spesso rischio di credermi uno che ne sa e, quindi, non lascio spazio. Sento il rischio di tendere ansiosamente a un’idea irraggiungibile di me stesso. Sento che avrò tanto di più quanto saprò osare. Sento che ci sono un sacco di trappole, tentazioni, paludi, coccodrilli pronti a morderti alle gambe quando vai a dissetarti al fiume. E’ pericoloso.

Ma sento anche che, semplicemente, questa è la vita. Sulla strada, la gente fa a gomitate per darti una mano, se sorrido e tendo la mia, l’ho sperimentato.

Respiro. Riparto da questo, dal mio presente. Sono convinto che la cosa più importante sia conservare la propria Pace. Che non significa ficcare la testa sotta la sabbia. Significa avere fiducia nella Vita, qualunque cosa sia. Ho degli strumenti per farlo, per cui ripartirò da questa ennesima crisi per cercare di tornare alla mia Pace.

Credo, spero, che un giorno guarderò indietro e ricorderò questi momenti e rimpiangerò di non essermi goduto fino in fondo la vista del mare aperto della Libertà. Ma è soltanto perché la vera Libertà posso trovarla dentro, non fuori di me.
Non fuggire in cerca di libertà quando la tua più grande prigione è dentro di te. (Jim Morrison)
Non vale la pena avere la libertà se questo non implica avere la libertà di sbagliare. (Gandhi)

The track of the Freedom in Darwin

Here, in the hostel in Darwin, i found a lot of Italians, for the first time since my leaving. I had a fever for some days, but it’s just a raison more to not doing too much. We made a community in the community, and it’s a holiday in the holiday. It’s warm, there is no one cloud, we breathe under the palms and the fans. The Sea wouldn’t be bad, here there are no crocodiles but there is some risk of jellyfish, deadly ones.

Voices of old friends come from Italy and give me the opportunity of thinking and writing about Freedom. I’ve a reverential fear in front at this word, I feel so ignorant and kid, not able to speaking about. Also, hearing different languages, I’m familiar to the relativity of the meaning of every word. But I’m not here to write an essay or to teach something to someone. I like the idea of sharing humility my thoughts and seeking, together, a more true truth. I’ll try to look at freedom as a diamond of different sides.

I am convinced that there is a close connection between freedom and truth, so close that sometimes I seem to coincide.
And The Truth, in fact, that will make you free.(Gv 8,32)
I know that I don’t know, i don’t have a complete and global knowledge; I accept that another has an opinion, a culture, a way of doing different from mine, I don’t judge and agree to question all my ideas, safety, ways to do. I retain as true only what they are really sure. I’m accurate in reporting to my sources, in the words, in the reporting of my experiences as they really happened.

On the other hand, being free also means to wonder why, how and what and not to accept uncritically everything that someone told.

In summary, I would say that being free is to have a humble, open, critical and never final approach to the truth of things, which is similar to the Socratic approach.

But if I have to think of a free person, I think to Nelson Mandela. How many years spent in prison fighting apartheid in South Africa? You can put chains on my wrists, shut in a cage, starve, kill my body but you can’t imprison my spirit, lock my thoughts.

I think to Gandhi, the salt march, thousands of people peacefully in line to receive the blows of the soldiers, other years in prison, a great nation released only with a non-violent actions. I have my own idea and not hide it, even if it hurts you, even if it hurts me. Being free means having the courage to bring their own truth, and be prepared to suffer the consequences.

Then there is the aspect that concerns all the dependencies, drugs, alcohol, sex, emotional dependency, craving for success, television. There's the part about the acceptance of the reality, of the pain. There's the part about listening, get in touch deeply with themselves. Being free means having the courage to look in the mirror without telling lies, recognize what I can’t do without it, recognize what scares me and, above all, recognize what are my true desires (not those of my parents, friends, girlfriends , teachers, society). It’s recognizing that me and just me I am the only responsible for my life, my happiness, my choices.

And put in place. Patiently, with confidence and compassion.

As Seneca says, and Simone Perotti as well,
there is no good wind for the sailor who doesn’t know where to go.
Being free means to speak the truth with ruthless sweetness.

This is the outline of the complex trace of freedom that I am following. Essentially, I would say that to me is composed of two main parts: doing truth, constantly, in and around me, acquiring true knowledge; uncovering this truth, having the courage to live it day by day.

I try to talk about it in the post I write, leaving digital breadcrumbs on my path. If it can be a starting point for someone else, well, if I write nonsense, sooner or later I will notice me. Probably it not emerge as trying to follow this track always puts me in a crisis, how many times I wonder what the hell I'm doing, if I'm wasting time, opportunity, what I want for myself, what is telling me my body and my life. For a moment it's panic, as if I was playing poker all I have and I was losing the game.

I know this is an old trap, the fear, the anxiety of having to do, wanting to be, to achieve the objectives. I’ll never be free ?

I'm not cool as Simone Perotti. I lack discipline, clarity, patience. I feel the risk that the gap becomes indifference. Often I risk to believe who he knows and, therefore, I don't leave space. I feel the risk to strive eagerly to an unreachable idea of myself. I feel that I'll have how much more I’ll dare. I feel that there are a lot of traps, temptations, swamps, crocodiles ready to bite the legs when you go to drink from the River. It’s dangerous.

But I also feel that, simply, that's life. On the road, people do elbows to give you a hand if I smile and I tend my own, I have experienced.

I breath. I restart from this, from my present. I am convinced that the most important thing is to keep my peace. That doesn’t mean putting our heads in the sand. It means having confidence in life, whatever it is. I have the tools to do it, so I will restart from this latest crisis to try to get back to my Peace.

I think, I hope, that one day I’ll look back and I’ll remember these moments, and I’ll regret that I have not enjoyed to the full view of the open sea of Freedom. But it is only because I can find true freedom inside, not outside of me.

Don’t run away in search of freedom when your biggest prison is within you. (Jim Morrison)
It is not worth having freedom if it does not imply to have the freedom to make mistakes. (Gandhi)

martedì 21 giugno 2011

Assaggiando Kimberley

Guidare una bestia alta 3.4 metri lungo una strada che sembra perdersi all’infinito nella regione di Kimberley, con le aquile che ci fanno da apripista poco sopra di noi e la colonna sonora di “Into the wild” nelle orecchie. Tradurre le canzoni di Eddie Vedder e sentirle trovare posto in fondo allo stomaco. Schivare le carogne dei canguri sull’asfalto, cibo per gli abitanti del cielo.



Guadare un fiume con un fuoristrada mentre da un lato la luna sorge in un cielo rosa e dall’altro lato il profilo degli alberi sulle colline si staglia su uno sfondo arancio. Una signora australiana, che ha sposato un italiano 50 anni fa, a cui ho raccontato due ore prima i miei progetti, mi abbraccia e mi augura buona fortuna.



Tutto questo non ha prezzo, e non è un caso. L’ho scelto.

Penso ai giorni passati dietro le sbarre di un ufficio. Penso a chi mi ha ignorato, cercato, desiderato, a chi ha infilato la porta senza dare troppe spiegazioni. Penso a chi è rimasto deluso, a chi mi avrebbe voluto diverso, a chi non ha capito o non ha voluto capire. Penso a me, disteso sul tappeto a immaginare un mondo aldilà del soffitto durante gli anni infiniti dell’università.

Tutto questo non è stato inutile. Mi ha portato fino a qua.

Non ce l’ho con nessuno. Cerco di lasciare andare i tanti errori fatti, i troppi torti percepiti e di fare la mia strada. Con semplicità.



Ho i pantaloni logori, i sandali rotti, la fronte distesa. Nelle foto mi sorprendo a vedermi carico di energia.

Traccio la rotta giorno per giorno. So che ogni giorno è buono per cambiare tutto. Una volta ancora.

Tasting Kimberley

Driving a beast tall 3.4 meters along a way that looks loosing itself into the infinite in the Kimberley region, with the eagles which open the track just over us and the soundtrack of “Into the wild” in the ears. Translating the Eddie Vedder’s songs and feeling to find a place at the bottom of the stomach. Skipping the kangaroo carcass on the ground, food for the inhabitants of the sky.



Fording a river with a 4wd while from a side the moon is rising in a pink sky and in the other side the shape of the trees on the hills cuts an orange background. An Australian lady who I told my project two hours before, married with an Italian 50 years ago, hugs me and wishes me good luck.

All this has no price, and it isn’t a hazard. I choose it.

I think to the days lived behind the bars in a office. I think to who ignored me, looked for me, desired me, to who went away without too many explications. I think to who has been disappointed, to who should have wanted me different, to who didn’t understand or didn’t wanted to understand. I think to me, lying on the mat, imagining a world over the ceiling while the everlasting years of the university.

All this hasn’t been useless. It brought me until here.

I’m not angry with anybody. I try to let the many mistakes made, the too many wrongs perceived, and to do my way. With simplicity.



My pants are worn, my sandals broken, my front relaxed. In the pictures I’m surprise seeing me full of energy.

I chart the course day by day. I know that every day is good to change everything. One more time.

domenica 12 giugno 2011

Sentirsi a casa a Broome.

Correre nella luce del mattino sulla spiaggia deserta e assolata di Cable beach, con il vento che graffia la pelle e blu profondo e giochi di luce negli occhi. Correre sempre più forte, fino a non sentirsi più i piedi schizzare spruzzi di mare sulla battigia, come il cavallo della pubblicità dell’IP. Lasciare andare i pensieri a briglia sciolta, come se avessi i capelli lunghi di una volta. Non ha prezzo.



Sentirsi a casa. Cosa vuol dire ? Per chi è all’estero è, a volte, parlare la propria lingua, ascoltare una vecchia canzone, mangiare buon cibo del proprio paese. Per me è avere un posto dove sai che qualcuno ti aspetta per darti un abbraccio, o un bacio, un sorriso. Un posto dove sentirsi amato.

Cosa vuol dire sentirsi amato ? Per me vuol dire sentirmi libero di esprimermi in tutto quello che sono e sapere di essere ascoltato davvero. Il posto fisico dove tutto questo si è realizzato meglio per me è a casa di Valter e Franca, che saluto con grande affetto.



Sono partito per questo viaggio anche con l’obiettivo di imparare a sentirmi a casa dovunque e comunque. Non credo sia un obiettivo così ambizioso, in ogni caso fino ad ora non ci sono ancora arrivato.

Sono ancora troppo preoccupato di me stesso, di cosa mangerò, di dove dormirò, dell’immagine che darò. Bisognerebbe essere come bambini, innocenti, spontanei, certi che qualcuno ti darà tutto quello che hai bisogno. O, meglio, che quello che arriverà sarà tutto quello di cui ho bisogno.

Sono diventato così preoccupato di esprimere i miei bisogni che mi dimentico di accogliere tutti gli altri doni che possono arrivarmi in una giornata, ma non appartengono alla categoria di ciò che ho pianificato buono per me. E mi dimentico di essere casa per gli altri, e per me stesso.

La verità è che credo che ognuno debba darsi il permesso di sentirsi a casa, di sentirsi libero di essere quello che è. Ci sarà sempre qualcuno a cui non vai bene, e ci sarà sempre qualcuno in grado di apprezzare la spontaneità e la libertà. Ma nessuno, se non me stesso, può darmi il permesso di sentirmi libero.



Ci sono posti, come Summerhill, dove ci sono le condizioni migliori per imparare ad esprimersi, a diventare quello che uno è o potrebbe essere. Ci sono case fisiche che assomigliano a prigioni ma la vera prigione è la mente.

La sapete quella dell’elefante, come la racconta don Marco? Gli elefanti vengono legati sempre con una corda. Sa cuccioli sono troppo deboli per romperla e imparano che quella corda è impossibile da rompere e rimangono dello stesso parere per tutta la vita anche quando potrebbero romperla con facilità. Ma da grandi quella corda si può spezzare. Bisogna però cambiare modo di pensare, mettere in discussione le proprie certezze.



La prima volta che ho pensato di andarmene da casa avevo 11 o 12 anni. Avevo pianificato di riempire lo zaino di cracker e d’acqua e di cercare lavoro al bar della stazione. Chissà perché. Poi ho pensato che era più comodo aspettare di avere più risorse, più capacità. Ho continuato a pensare lo stesso per tutti gli anni a seguire, con pochi lampi di consapevolezza. Alla fine del giro in bici della Corsica, volevo cambiare traghetto e andare a cercare lavoro a Marsiglia. Alla fine del liceo volevo andare in Canada a lavorare nei parchi. Alla fine del viaggio in Costarica, volevo continuare in Nicaragua.

In tutti i posti dove ho vissuto non ho mai voluto spendere troppo tempo per sistemarli, perché sapevo che erano temporanei. E’ come se mi fossi preparato tutta la vita a questa partenza, ma ho dovuto aspettare i 36 anni per capire che si può fare, e non è così difficile, specialmente prima dei 30 anni. Il fatto è che scegliere sempre la soluzione più facile ti rincoglionisce, non ti fa crescere e, alla fine, non ti diverti nemmeno. Come dice Antonio, mettersi in difficoltà è la via buona per imparare e anche per divertirsi.

Non so come sia per gli altri. Io dovevo partire. Non so dove andrò o che sarà di me. Cercherò di realizzare qualcosa di veramente buono e non importa se ci riuscirò. Ogni giorno che percorrerò questa strada farà di me una persona migliore, e più felice. Non mi serve niente di più.

Feeling at home in Broome

Running in the morning light on the desert and sunny Cable beach, with the wind scratching the skin and deep blue and play of light in the eyes. Running faster and faster, until to not feel anymore the feet splashing on the shore, like the horse of the IP advertisement. Let the thoughts go at full tilt, as if I have the long hair of some years ago. No price.



Feeling at home. What means ? For who is abroad is, sometimes, speaking own language, listening an old song, eating good food of own country. For me is having a place where you know that someone waits for you to give you a hug, or a kiss, a smile. A place where feeling loved. What means feeling loved ? For me it means feeling free to express myself in all what I am and knowing to be really listened. The physical place where this happened is at Valter and Franca’s home, who I greet with love.



I leaved for this travel also with the target of learning to feel at home everywhere and however. I don’t think is a so ambitious target, however I don’t still arrived it.

I’m still too much worried about what I’ll eat, where I’ll sleep, the imagine that I’ll give. I should be as a child, innocent, spontaneous, sure that someone will give me all I need. Or, better, that all that will arrive to me will be all that I need.

I became so worried to express my needs that i forget to receive all the other gifts that can arrive me in a day, but those don’t belong to the category of what I plan good for me. And I forget to be home for the others, and myself.
The truth is that I believe that everyone has to give himself the permit to feel at home, to feel free of being what he is. There will be always someone who doesn’t like you, and there will be someone else able to appreciate your spontaneity and your freedom.



There are places, as Summerhill, where there are the best conditions to learn to express yourself, to become what one is or could be. There are physical houses that look like prisons ma the true prison is the mind.

Do you know the story of the elephant ? The elephants are tied with a rope all their life. From cubs they are too weak to break it and they learn to think always like this, also when they, bigger, could break the rope easily. But you have to change way to think, and you have to discuss your safeties.



The first time that i thought to go away from home I was 11 or 12 years old. I planned to fill my bag with cracker and water and going to look for a job to the bar of the train station. Who knows why. Then I thought that it was more comfortable waiting to have more resources, more skills. I continued to think it for all the following years, with few flash of consciousness. At the end of the travel of the Corse by bike I should have wanted to change boat and going to look for a job in Marseille. At the end of the high school I should have wanted to go to Canada, working in some natural park. At the end of my travel in Costarica, I should have wanted to go ahead in Nicaragua.

In every place I’ve been I didn’t wanted to spend too much time to manage it, because I knew that those places were temporary. It’s like if I had prepared me all my life to this travel, but I had to wait until the 36 years to understand that it’s possible, and it isn’t so difficult, especially before the 30 years. The fact is that choosing always the easier solution makes you stupid, doesn’t make you bigger and, at the end, doesn’t give you fun. As Antonio says, putting himself in difficulty is the good way to learn and to have fun as well.

I don’t know for the others. I had to leave. I don’t know where I’ll go or what it will happen to me. I’ll try to do something of really good and I don’t care if I will not can. Every day that I’ll follow this street will make me a better person, and more happy. I don’t need anything more.

martedì 7 giugno 2011

Broome Broome

Stanotte, nel Cable Beach Backpackers di Broome abbiamo dormito in 5 nella stanza da 4, ed io sono stato l’unico a cercare di dormire. Tutti gli altri erano in altre faccende affaccendati.
Se la legge di attrazione funziona, non riesco a trovare il bandolo della matassa. O, forse, è una strategia per farmi allenare all’equanimità alle sensazioni. Tutto passa. Faccio fatica però a discernere tra equanimità e indifferenza. Anicca!

In queste 2 settimane abbiamo risalito per oltre 4000 km la costa ovest dell’Australia, dormendo quasi sempre nel camper van, stretti uno all’altro, con tutte le difficoltà che questo comporta, specie quando tra gli altri due comincia a innescarsi un love affair. Ci fermavano poco prima del tramonto vicino a qualche spiaggia remota, talvolta schivando qualche canguro, correndo per immortalare in qualche foto un nuovo spettacolo e contemporaneamente cucinare qualcosa prima che l’oscurità ci sommergesse.
L’alba mi sorprendeva spesso con la necessità di rilasciare qualche mia sostanza biologica come memoria per le future generazioni, qualche nuova foto e un sano “good morning australia”. Giorno dopo giorno, il cielo notturno diventava sempre più degno di nota, la temperatura aumentava, la presenza aborigena pure, la terra rossa dell’outback penetrava in ogni dove, auto, cibo, vestiti.

I parchi non mi hanno entusiasmato, le spiagge invece molto. Bellissime, selvagge, desolate, con una barriera corallina di oltre 200 km e tramonti da panico. Mi sono confrontato con il mio panico di andare sott’acqua, non ricordavo di avere una debolezza su cui avere tanto da lavorare.

E’ stato molto interessante confrontarsi con i due ragazzi che erano con me, i loro gusti, le loro esigenze, il loro modo di fare, stretti nella necessità di condividere tutto, ma proprio tutto, per 2 settimane. Gli esseri umani sono pieni di esigenze. Mai come in questi giorni ho sentito la mancanza di Rocky, un compagno fedele, con davvero poche pretese, silenzioso ma pronto a entusiasmarsi, di cui essere sempre certi dell’affetto. La persona più ricca è quella che ha meno esigenze. Si diceva già migliaia di anni fa nella Grecia classica.

Gustare ogni istante ma sempre pronti a lasciare andare ogni cosa, senza attaccarvisi generando rabbia o desiderio. Ascoltarsi profondamente ma sempre pronti ad accettare tutto quello che capita, compreso il dolore. Non sembra nemmeno facile.

Ieri siamo arrivati a Broome. E’ la stagione più fredda e secca ma fa davvero caldo, l’atmosfera è quella rilassata dei paesi tropicali, ventilatori sul soffitto, palme, amache, spiaggia lunghissima. Facciamo appena in tempo a sistemarci in ostello, pulire la macchina e riconsegnarla, che Evelyne riceve una telefonata. Suo fratello ha deciso di andarsene. Ha lasciato una lettera alla famiglia e stop. Saluti e baci.

E’ uno shock anche per me. Immagino un dolore liquido che arriva a lei, dalla punta dei piedi sale fino a riempire i polmoni. Tutti i piani cambiati in un momento. Tra 10 minuti parte la navetta per l’aeroporto, domani sarà in Svizzera.

Quello che so, è che tutto questo è da accettare. Per quanto violento e aspro, se accetterà questo momento, accetterà di viverlo tutto, lentamente il dolore passerà, altrimenti lo porterà con sé tutta la vita, verrà fuori quando meno te lo aspetti.

Broome Broome (english version)

Last night, in the Cable Beach Backpackers of Broome we slept in 5 in the 4-beds room, and I was the only one trying to sleep. All the others were busy in other business. If the law of attraction works, I can’t understand how. Or, maybe, it’s a strategy to training me to the equanimity at the sensations. Everything passes. But It’s hard for me distinguish between equanimity and indifference. Anicca.

In these 2 weeks we went up for more than 4000 km the west coast of Australia, sleeping in the campervan, with all the difficulties that this means, especially when between the others 2 a love affair starts. We stopped just before the sunset close to some remote beach, sometimes skipping some kangaroo, running to catch in some pictures a new show and at the same time to cook something before that the darkness came over us.
The sunrise surprised me often with the need to leave some of my biological stuff as memory for the next generations, some new pictures and a healthy “Good Morning Australia”. Day by day, the sky by night became more remarkable, temperature grew up, aboriginal presence as well, the outback red ground entered in everything, car, food, clothes.

I didn’t enjoyed too much in the national parks, I loved instead the beaches. Beautiful, wild, lonely, with a coral reef of more than 200 km and bloody sunsets. I fought with my panic to go underwater, I didn’t remembered to have a weakness which have so much to work.

It was so interesting confronting each other with the two guys who were with me, their tastes, their needs, their way to do, close in the need of sharing everything, just everything, for 2 weeks. The human beings are full of needs, me for first. I have never felt missing of Rocky as in these days, a trusty mate, with so really few needs, silent but ready to enthusiasm itself, which to be always sure about his love.

The richest person is who has less needs. Someone told it still thousands of years ago in the Classic Greece.

Tasting every moment but always ready to leave everything, without attaching it making anger or desire. Listening yourself deeply but always ready to accept everything happens, the pain as well. Doesn’t look easy.

We arrived in Broome yesterday. It’s the cold and dry season but it’s very hot, atmosphere is that relaxed of the tropical countries, fans on the ceiling, palms, hammock, very long beach. We have just the time to find an hostel, wash and return the car, that Evelyne receive a call. Her brother has decided to go. He left a letter to the family. Stop. Greetings and kiss.

It’s a shock for me. I imagine a liquid pain that arrives to her, that rises from the feet until filling the lungs. All the plans changed in a while. In 10 minutes the bus leaves to the airport, she’ll be in Switzerland tomorrow.

That I know is that all this is to accept. If She’ll accept this moment, even violent and bitter, if she’ll accept to live all this, slowly the pain will pass, otherwise she’ll bring with her for all her life and it will come out when less you expect it.